CARA DI GRADISCA: ENNESIMA PROMESSA NON MANTENUTA

Chi governa a livello nazionale e in Regione continua a non mantenere le promesse fatte ai cittadini. Avevamo un Cara e un Cie. Questi politici avevano promesso di ridurre l’impatto sul territorio. Entrando dentro a questa struttura abbiamo verificato che anche l’ex Cie è stato riempito di migranti. Il Cara è letteralmente stracolmo e oggi […]

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Mafie: in Liguria radicamento gravissimo (25-07-2017)

Gaetti (vice presidente antimafia): la ‘ndrangheta è riuscita a modificare il sentire comune dei cittadini e si è mimetizzata rendendosi invisibile ROMA 25 LUGLIO – "Le mafie in Liguria hanno raggiunto livelli di vero e proprio radicamento. La ‘nrangheta… Continua a leggere Mafie: in Liguria radicamento gravissimo (25-07-2017)

Corruzione e mafie: aggiorniamo subito il 416 bis e ter! (25-07-2017)

Il MoVimento 5 Stelle è già a lavoro per aggiornare, oltre che il 416-ter codice penale sul voto di scambio elettorale politico-mafioso (come già chiede da quattro anni), depotenziato dal PD di Renzi, anche il 416-bis del codice penale… Continua a leggere Corruzione e mafie: aggiorniamo subito il 416 bis e ter! (25-07-2017)

Libia: Macron fa gli interessi della Francia. Il PD, invece, pure (25-07-2017)

E ancora una volta, l’Italia subisce Parigi. Dopo i respingimenti a Ventimiglia, dopo aver regalato allegramente ai francesi ampie zone di mare, ecco l’ennesimo asservimento forzato del nostro Paese, con il presidente francese Macron che a Parigi ha portato… Continua a leggere Libia: Macron fa gli interessi della Francia. Il PD, invece, pure (25-07-2017)

Il grande spreco dei fondi europei e le bugie del governo

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Le bugie del governo hanno le gambe corte. Non è vero che non sono stati sprecati fondi europei, anzi. Più di 170 milioni di euro sono andati in fumo dalla programmazione 2007-2013. La scadenza del 31 marzo 2017 non è stata rispettata e non sono stati raggiunti tutti i target di spesa. I report trimestrali di fine giugno della DG Budget danno un quadro decisamente allarmante sia per la scorsa programmazione 2007-13, sia per l’attuale 2014-2020. I fondi europei sono soldi dei cittadini e purtroppo per l’incapacità delle amministrazioni targate Pd e centro destra si continuano a sprecare.

FONDI PERSI: LA SICILIA DI CROCETTA AL PRIMO POSTO
Per la 2007-2013, risultano ‘disimpegnati’, ovvero non utilizzati, e dunque persi ben 172 milioni di euro. La gran parte deriva dal POR FESR Sicilia 2007-13 (116 milioni), seguono il PON Attrattori culturali, naturali e turismo con 38 milioni, il PO FSE Bolzano con 9 milioni e il PO FSE Sicilia con 7. Preoccupa anche il PON Ricerca e Competitività, con pagamenti fermi al 74% (ad oggi dovrebbero essere del 95%), per una somma totale da liquidare pari a ben 800 milioni di euro. Il Programma, che dovrebbe promuovere iniziative e progetti nei campi della ricerca scientifica, della competitività e dell’innovazione industriale nelle quattro regioni dell’ex-obiettivo Convergenza, (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), è attualmente sospeso per problematiche relative al sistema di audit. Decisamente in ritardo anche i pagamenti per il PO FSE Calabria, al 67% dei pagamenti. Ombre anche sul cosiddetto ‘RAL’ (reste à liquider), ovvero la somma che deve essere pagata dalla Commissione agli Stati dopo presentazione della domanda di pagamento sui Programmi Operativi. Nonostante la Commissione abbia in effetti cinque mesi di tempo (dunque sino al 31 agosto perché la scadenza della programmazione era fissata al 31 marzo) per esaminare i rapporti finali di esecuzione di tutti i Programmi Operativi, notiamo che la somma da liquidare è praticamente uguale a quella di marzo 2017 (ovvero, 2 miliardi e 150 milioni). Questo significa che nulla si sta muovendo.

NUOVI RITARDI: PEGGIO DELL’ITALIA SOLO CIPRO E MALTA
La situazione non è per nulla rosea nemmeno per quanto riguarda la programmazione 2014-2020. A 3 anni e mezzo dall’inizio del programmazione, e di fronte ad una dotazione totale di 72 miliardi (con finanziamento europeo di 42 miliardi), la Commissione ha rimborsato pagamenti per una quota di appena 3,9 miliardi. La percentuale pagamenti/impegni è ad un bassissimo 16,21%, ben al di sotto della media UE del 23,72%. Peggio dell’Italia, solo Cipro e Malta. Pur potendo beneficare di un anno in più concesso alle amministrazioni nazionali e regionali per trasmettere la domanda di pagamento, il ritmo di spesa dell’Italia, anche a causa dei colpevoli ritardi nelle nomina delle autorità di gestione dei Programmi 2014-2020, non fa presagire nulla di buono. I partiti consapevolmente usano i fondi europei in ritardo per poi giustificare la solita folle rincorsa alla spesa degli ultimi anni e dell’uso scriteriato dei progetti sponda che favoriscono gli amici degli amici. Anche alla luce di questi dati, chiediamo di valutare in maniera approfondita le modalità di gestione e di nomina del personale e dei consulenti dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.

COSA FARE ADESSO?
Il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle insiste non sulla quantità, ma sulla qualità della spesa della politica di coesione. Anche nell’ottica di un possibile ridimensionamento del budget europeo post-2020, è imperativa la necessità di dimostrare il grande valore aggiunto dei progetti europei finanziati con i fondi strutturali e di investimento, per non dare ulteriori motivi ai falchi dell’austerity che vorrebbero distruggere la politica di coesione, ma anche, e soprattutto, per finanziare e attuare progetti realmente utili per i cittadini e funzionali alle vocazioni dei territori.

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Sono giovani e hanno figli: ecco i nuovi poveri

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di Riccardo Saporiti, da Infodata

Lo scorso anno, in Italia, più di 1 milione e 600mila famiglie ha vissuto in condizioni di povertà assoluta. Si tratta di 4 milioni e 742mila persone. I numeri arrivano dall’Istat e, questa la nota positiva o perlomeno non negativa, il dato è sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. L’elemento che preoccupa, però, è che l’incidenza della povertà assoluta cresce tra i più giovani. E tra le famiglie con almeno tre figli minori. Chi sta meglio, invece, sono gli over 65.

Prima di addentrarsi nella descrizione di un Paese che vede i giovani impoverirsi, è bene precisare cosa intenda l’Istat per povertà assoluta. L’istituto di statistica calcola il valore della spesa minima mensile necessaria per l’acquisto di un paniere di beni e di servizi considerati essenziali per una qualità della vita minimamente accettabile. Ovviamente, ma questo lo si vedrà nel dettaglio più avanti, questa somma è ponderata sulla base della zona in cui si vive e sulle caratteristiche del nucleo famigliare. Ma, in buona sostanza, se non si arriva a spendere quella cifra al mese, per l’Istat si vive in condizioni di povertà assoluta.

Presentando il suo rapporto, l’istituto mette da subito in chiaro quali siano le categorie tra le quali sia più alta l’incidenza della povertà assoluta. Ovvero la percentuale di soggetti che vivono in queste condizioni. Ci sono innanzitutto le famiglie con tre o più figli minori: lo scorso anno più di una su quattro non era in grado di raggiungere la soglia di spesa calcolata dall’Istat. In numeri assoluti, si tratta di 137mila famiglie. O, detto altrimenti, di 814mila persone, minori compresi. Questo l’andamento negli ultimi dieci anni:

Come si vede dal grafico, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con figli minori è in sostanziale aumento nell’ultimo decennio. Nel grafico si nota un forte incremento a partire dal 2012, l’anno dell’austerity del governo tecnico di Mario Monti. A partire da quella data, la differenza tra avere un unico figlio e averne due ha cominciato a farsi sentire in termini di povertà assoluta dei nuclei famigliari.

Oltre alle famiglie, ad impoverirsi sono i più giovani. Istat scrive che dal 2012 persiste una «relazione inversa tra l’incidenza della povertà assoluta e l’età della persona di riferimento». Ovvero che più è giovane il capofamiglia più è probabile che il nucleo familiare viva in condizioni di povertà. Per capirlo meglio, è opportuno osservare il grafico.

Come si può vedere, per tutte le classi di età l’ultimo decennio ha visto un aumento dell’incidenza della povertà assoluta. Per tutte, tranne che per una: gli over 65. Ovvero i pensionati, che dal 2012 ad oggi hanno visto ridursi la percentuale di coloro che vivono in povertà. Gli incrementi più significativi hanno riguardato i nuclei in cui il capofamiglia ha tra i 35 ed i 54 anni.

Per i più giovani, la fascia tra i 18 ed i 34 anni, Istat ha iniziato a raccogliere i dati solamente nel 2014. Ma bastano questi tre anni per registrare due elementi: intanto, che la povertà sta aumentando anche per questa categoria. Inoltre, e soprattutto, che la percentuale più alta di famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta si registra in questa fascia d’età.

I numeri dell’Istat, insomma, restituiscono l’immagine di un Paese in cui la povertà è più diffusa tra i giovani, ovvero le persone che entrano nel mercato del lavoro o almeno dovrebbero entrarci. E che se poi queste persone decidono di mettere su famiglia, al netto del Fertility day, la loro situazione economica non fa che peggiorare. E voi, vivete in condizioni di povertà? Volete conoscere la vostra soglia di povertà assoluta? Potete farlo utilizzando questo strumento.

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Votazione del #ProgrammaGiustizia del MoVimento 5 Stelle

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Oggi, martedì 25 luglio, si vota per il Programma Giustizia del MoVimento 5 Stelle.
Le votazioni saranno aperte su Rousseau dalle 10.00 alle 19.00. Nei giorni scorsi abbiamo approfondito, grazie all’aiuto di esperti, i punti fondamentali su cui si baserà la nostra attività di governo per la Giustizia. Ora è il momento di decidere quali saranno le priorità di questo programma.
Su Rousseau troverai sette quesiti. Sei chiamato a decidere su:

Riforma della prescrizione: ritieni che la prescrizione debba essere sospesa quando inizia il processo o con la sentenza di primo grado?

Le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova: ritieni che sia necessario regolare ed ampliare l’utilizzo delle videoriprese come strumento investigativo ed aumentare la possibilità di utilizzare tutti i tipi di intercettazione anche per altri reati, in particolare quelli contro la pubblica amministrazione?

Condanna a lavori di pubblica utilità: ritieni che tutti i condannati a pene brevi che non comportano la detenzione in carcere e che sono nelle condizioni di poter lavorare, debbano obbligatoriamente svolgere lavori di pubblica utilità ed un percorso per risarcire in modo concreto la vittima?

Magistratura e politica: ritieni che un magistrato eletto nelle file di una forza politica, possa alla fine del suo mandato tornare in magistratura giudicante o requirente?

Whistleblowing e incentivi a chi denuncia: la proposta del “whistleblowing” tutela ed incentiva il lavoratore che denuncia episodi di malaffare e corruzione che avvengono sul posto di lavoro. Nel caso in cui la denuncia del lavoratore contribuisca a far recuperare denaro pubblico, sei favorevole a corrispondere un premio al denunciante?

Ricorso in appello e superamento del principio del divieto di riformulazione della pena: al fine di evitare il ricorrere in appello in modo strumentale e al fine di velocizzare i processi penali, ritieni che la pena possa essere anche aumentata, oltre che confermata o diminuita, nel caso in cui a ricorrere sia il solo imputato?

Sezioni specializzate per i processi di mafia: vuoi che i tutti i processi legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso siano celebrati presso le sedi di Corte d’appello per avere dei giudici, e non solo procuratori, che siano specializzati in materia, con delle strutture idonee?

Accedi a Rousseau e vota subito!

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Non è mafia, è una montagna di merda

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Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Peppino Impastato

di Beppe Grillo

La sentenza che ha comminato 250 anni di galera al gruppo di malviventi, politici e pubblici amministratori compenetrati da anni con l’amministrazione di Roma capitale ha escluso l’associazione mafiosa. Verrebbe da sentirsi rasserenati da questa notizia, la band di bravi ragazzi coordinata da Carminati non sembra che abbia mai esplicitamente ucciso o minacciato nessuno. Che bella prospettiva! Non è stata la mafia, ma una semplice associazione a delinquere a prosciugare dignità e casse di Roma Capitale in quegli anni. Che bel sogno, non è vero? Però un diavoletto suggerirebbe che probabilmente non era necessario minacciare nessuno e/o che si tratta della più volte preconizzata mafia dei colletti bianchi.

Il fatto incontrovertibile è che sono state comminate condanne durissime a tutti gli imputati del processo: ben 41 colpevoli e solo 5 assolti. Condanne durissime per un totale di 287 anni mentre la procura ne aveva chiesti ben 515 di anni. Nell’aula bunker si festeggia perché è stato dimostrato che la mafia non esiste a Roma. Ma il municipio di Ostia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Non c’è la mafia a Roma, eppure l’Osservatorio sulla legalità della regione Lazio a gennaio 2017 indicava il Lazio come la terza regione per investimento delle mafie e Roma ha il primato di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Non c’è mafia a Roma, poi una volta c’è un sequestro del valore di 80 milioni di euro, ma questo succede nel 2016, perché nel 2017 la Dda sequestra invece beni per 280 milioni di euro. A Roma non c’è la mafia e neanche le piazze di spaccio come a Scampia, poi succede che fanno le retate come a Scampia e Roma è la Capitale d’Italia ma forse anche della coca.
Ma a Roma non ci sono le mafie, a Roma le mafie investono: ristoranti, pizzerie, pub, bar, gestiscono sale slot, vlt, fanno affari immobiliari.

A Roma non c’è la mafia, ma tutte le mafie fanno affari a Roma. Quindi, in definitiva, non è mafia, ma è comunque una montagna di merda. Che faceva estorsioni, danneggiamenti, pestaggi per far valere la propria forza. Che si infiltrava in tutti i gangli dell’amministrazione, a partire dal Comune. Che esercitava un capillare controllo del territorio. Che stringeva e manteneva forti relazioni col mondo imprenditoriale, cooperativistico e, soprattutto, politico. Perché, diciamocelo, ci sono condanne e condanne. Un “delinquente abituale”, come è stato definito Massimo Carminati, che viene condannato per aver fatto il delinquente non sorprende nessuno. Ma un politico che viene condannato per aver fatto il delinquente, invece del bene della cosa pubblica, dovrebbe sorprendere.

Luca Gramazio, ex consigliere comunale e regionale PDL, 11 anni;
Daniele Ozzimo, ex Assessore alla Casa Giunta Marino, 2 anni e 2 mesi;
Franco Panzironi, ex AD AMA, 10 anni;
Mirko Coratti, ex Presidente Assemblea Capitolina PD, 6 anni;
Giordano Tredicine, ex Vice coordinatore regionale Forza Italia per il Lazio, 3 anni;
Luca Odevaine, ex componente Tavolo coordinamento Immigrati del Viminale e ex Vice capo Gabinetto Giunta Veltroni, 6 anni e 6 mesi;
Andrea Tassone, ex Presidente X Municipio, Pd, 5 anni;
Pierpaolo Pedetti, consigliere PD, 7 anni.
La sentenza ha sancito che tanti soldi hanno girato tra Buzzi, Carminati, il PD, Forza Italia e gli altri partiti. Soldi dei cittadini che hanno pagato e che pagano ancora oggi. Un debito da 16 miliardi di euro non nasce dal nulla.

Adesso l’associazione a delinquere è una cosa nuova: c’è il politico, due ingegneri, un banchiere, un avvocato e un cardinale… spesso non c’è neppure il mafioso, pardon il delinquente! Massimo Carminati era una sorta di consulente in questa parte della storia del saccheggio di Roma. PD e Forza Italia (cose che cambiano identità come i virus più veloci cambiano gli antigeni per sfuggire al sistema immunitario) sono ampiamente coinvolti, non c’è dubbio. Personaggi che facevano parte dell’assemblea capitolina, amministrativi-politici sempre appartenenti o nominati da quei partiti “politici”, erano di fatto “coordinati a delinquere” da Carminati e Buzzi.

Un’organizzazione fintamente, eppure necessariamente, bipartisan. Fintamente perché si tratta di due facce della stessa moneta da un euro; necessariamente perché potesse continuare la mungitura di Roma indipendentemente da quale delle due “parti politiche” vincesse le elezioni. L’altra sera a Bersaglio Mobile abbiamo potuto vedere in diretta quello che mancava per capirci qualcosa: Esposito, PD, rivolgendosi al portavoce 5 Stelle Di Stefano, si è assunto la responsabilità politica come PD scaricandola contemporaneamente alla “precedente gestione Bersani”. In sostanza: non avendo cambiato ancora nome delcarrozzone cambiamo il pupazzo. Questa è esattamente la cultura del “non esiste”: noi non centriamo nulla ma ci assumiamo la responsabilità che è di Bersani e non di Renzi. Eppure Buzzi (che ha preso 19 anni) ha finanziato la campagna di Renzi.Si, ma vabbeh: sono pochi soldi…” in questa nuvola di aria bollita il chi ed il cosa non esistono più, quello che conta è essere veloci a scaricare i pesi morti, come Bersani.

Hanno messo in ginocchio un’intera città. Questo dice la sentenza. Questi sono i fatti. Una città lasciata in macerie perché una banda organizzata di criminali con l’appoggio e la connivenza dei politici ha lucrato sulle spalle e i soldi dei romani. Questa verità è oggi una sentenza. D’altra parte Borsellino diceva: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Abbandoniamo noi cittadini questi camaleontici pesi morti per un popolo che non li merita davvero! Lasciamoli ai loro regolamenti di conti ma fuori dalla scena politica.

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Se questa è giustizia

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di Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – Firenze

Il 3 marzo 2008 alle 15.30 morirono asfissiati alla Truck Center di Molfetta cinque operai: Luigi Farinola, di 37 anni, Guglielmo Mangano, di 44, Michele Tasca, di 19, e l’autotrasportatore Biagio Sciancalepore, di 24 anni. Furono uccisi dalle esalazioni di acido solfidrico, che provenivano dalla cisterna che avrebbero dovuto bonificare.

Dopo 9 anni, il 19 Luglio è arrivata la sentenza della Corte di Appello di Bari, che ha ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo tutti gli imputati. Nessun colpevole quindi per la morte dei 5 operai! Sono stati revocati anche i risarcimenti danni alle parti civili: alla Regione Puglia, al Comune di Molfetta e ad alcuni familiari degli operai morti.
Io sono senza, parole, ditemi voi se questa è giustizia!

E’ UNA VERGOGNA!!! Per i familiari è come se il loro caro fosse morto una seconda volta. Non ho sentito una sola dichiarazione, delle Istituzioni, del mondo politico, di quello sindacale, indignarsi davanti una sentenza di questo genere. E i riflettori su questa tragedia purtroppo si sono già spenti da 3 giorni! Spero nella sentenza della Corte di Cassazione che ribalti questa sentenza di Appello e che arrivi almeno un pò di giustizia, perchè purtroppo, dopo 9 anni, non c’è ancora stata, nè per questi operai morti sul lavoro, nè per i loro familiari!

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Come il #SistemaAlitalia insabbia il conflitto d’interessi

di MoVimento 5 Stelle

Era il 18 maggio quando abbiamo presentato all’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, l’esposto per segnalare il conflitto d’interessi di Enrico Lagni, uno dei commissari straordinari nominati dal Governo per gestire la crisi economica di Alitalia. Laghi è incompatibile con il ruolo di commissario Alitalia perché ha già ricoperto in precedenza dei ruoli nella gestione, poi rivelatasi disastrosa, della ex compagnia di bandiera. In particolare Laghi è stato il Presidente del Consiglio di amministrazione della società Mindco, proprietaria del 51% di Alitalia, che per conto di CAI autorizzava tutte le decisioni di carattere finanziario, ed è stato membro del collegio sindacale del primo creditore, cioè Unicredit.

Di recente l’Anac ci ha dato ragione, affermando che il conflitto d’interessi di Laghi esiste, eccome. Ma dov’è la beffa? Che Laghi, in base al regolamento del Ministero dello Sviluppo Economico, può garantire per se stesso. Come? Con una semplice autocertificazione che dice che il suo conflitto d’interessi non esiste.

Abbiamo quindi presentato una richiesta d’accesso agli atti al Ministero dello Sviluppo Economico. Abbiamo chiesto di poter leggere, e diffondere ai cittadini, il documento con cui Enrico Laghi dichiarava di non essere in conflitto d’interessi con la nomina di commissario. Ma il ministero dello Sviluppo Economico ce l’ha negato, affermando che ad opporsi è stato lo stesso Laghi. Eppure Laghi ricopre un ruolo pubblico attraverso il quale, dopo aver contribuito ad una precedente gestione fallimentare, dovrà decidere delle sorti di Alitalia, dei suoi lavoratori e dei soldi dei cittadini usati per salvarla. Non solo: il Governo ci ha risposto che non ci sono irregolarità sulla nomina di Laghi. Senza però mostrarci uno stralcio di documento. Ecco il sistema Alitalia: la politica che copre l’inefficienza di un’azienda che è stata un bancomat pubblico per generazioni di supermanager.

Dai conti di Alitalia è inoltre evidente che gli sperperi non sono per nulla legati al costo del lavoro, che è in linea o più basso di quello dei maggiori vettori concorrenti. Per questo un nuovo piano industriale e il rilancio futuro della compagnia non possono prescindere da un pieno mantenimento dei livelli occupazionali, visto che i dipendenti sono la ricchezza principale, l’asset più prezioso dell’azienda. Nella manovra correttiva il MoVimento 5 Stelle ha proposto, non a caso, di impegnare gli amministratori a garantire i livelli occupazionali. E abbiamo anche chiesto di mettere un tetto agli stipendi dei manager in ragione del prestito ponte erogato dallo Stato. Proposte bocciate dalla maggioranza di Governo.

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