Sviluppo economico e benessere sociale

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di MoVimento 5 Stelle

Lo sviluppo economico non coincide necessariamente con la crescita del Prodotto interno lordo (Pil) ma riguarda il benessere collettivo e il rapporto equilibrato tra la società umana e l’ambiente in cui vive. Il M5S è rivoluzionario perché ad un modello di crescita lineare della produzione vuole sostituire un modello circolare che si rigenera di ciclo in ciclo. Il valore d’uso dei prodotti materiali e immateriali deve tornare a prevalere sul valore di scambio tipico dell’economia capitalistica. Il fine della produzione non deve essere esclusivamente la valorizzazione monetaria del singolo imprenditore ma il benessere sociale. L’economia circolare produce sviluppo, l’economia lineare solo crescita dell’output che spesso corrisponde a un minor benessere sociale e ambientale (inquinamento, consumismo, sfruttamento intensivo del lavoro umano).
Ciò premesso, è ovvio che per riconvertire e rilanciare l’economia nazionale serva un programma politico di lungo periodo, elaborato con l’aiuto dei maggiori esperti di settore e degli stessi cittadini comuni che vivono quotidianamente le contraddizioni dell’economia produttivista. Per questo il M5S ha preparato un percorso di sviluppo economico elaborato e ambizioso che verrà presentato su questo blog da figure autorevoli e votato dagli iscritti certificati. Prima di questo passaggio, però, i tre parlamentari che si sono occupati del programma – il deputato Giorgio Sorial, la senatrice Barbara Lezzi e l’europarlamentare Ignazio Corrao – hanno deciso di organizzare dei convegni di approfondimento dei quattro principali ambiti dello sviluppo economico:
I convegni riguarderanno:
1) il nuovo modello di sviluppo economico e di benessere sociale, gli obiettivi da raggiungere, gli strumenti di implementazione e il superamento del Pil quale indicatore di misura;
2) la politica industriale necessaria per realizzare il nuovo modello, i processi produttivi, le azioni per lo sviluppo tecnologico innovativo, gli strumenti per l’attrazione degli investimenti privati, l’ecosistema integrato e il ruolo dello Stato e delle società partecipate;
3) la politica commerciale nazionale e il ruolo delle autorità nella definizione delle regole, la tutela e la responsabilizzazione del consumatore, il commercio internazionale e gli effetti sugli interessi sociali;
4) il rapporto tra il nuovo modello di sviluppo e i vincoli economico-finanziari dell’Unione Europea, le priorità per il recupero di sovranità economica, gli effetti sociali ed economici dei vincoli imposti e del loro superamento.

Il primo convegno dal titolo “Sviluppo economico e benessere sociale”, si terrà a Roma venerdì 28 aprile, alle ore 10, nella sala Regina della Camera dei Deputati.

I relatori saranno Olli Kangas, professore e direttore del KELA, agenzia governativa finlandese che si occupa di welfare e benessere, incaricato di implementare progetti pilota quale il reddito di cittadinanza universale; Katherine Trebeck, ricercatore all’Oxfam e responsabile della costruzione e implementazione dello Humankind Index in Scozia; Lorenzo Fioramonti, professore all’Università di Pretoria e direttore del Govlnn, centro studi sudafricano per le politiche di sviluppo e gli indicatori di benessere; Helena Norberg-Hodge, fondatrice e direttrice di Local Futures, organizzazione internazionale che sviluppa modelli innovativi e strumenti per il rafforzamento delle comunità locali e la riconversione economica; Claudio Mario Grossi, professore all’Università Cattolica di Milano, e Gloria Germani, scrittrice e filosofa impegnata nel dialogo interculturale Occidente-Oriente.
Luigi Di Maio introdurrà l’evento con un saluto e parteciperanno naturalmente anche Giorgio Sorial, Barbara Lezzi e Ignazio Corrao.
Siete tutti invitati a partecipare! Qui il link per accreditarsi: http://m5s.info/sviluppoeconomico

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Il latte finto è l’ultima battaglia sull’etichettatura del cibo

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traduzione di un articolo pubblicato sull’Associated Press News

I produttori di latticini chiedono un giro di vite per il ‘latte‘ prodotto dalle mandorle, soia e riso. Sostengono infatti che mascherare questi prodotti come ‘latte’ danneggia l’immagine ed il significato del termine ‘latte‘. Ciò nonostante, un gruppo che sostiene l’uso dei prodotti a base vegetale, The Good Food Institute, ha contrattaccato chiedendo al ‘Food and Drug Administration‘ (FDA) di certificare che l’uso di termini come ‘latte‘ e ‘salsiccia‘ possano essere usati fino a che sull’etichetta sia specificato cosa questi prodotti contengano.
Questa è l’ultima disputa sul significato di autenticità del cibo, discussioni che spesso nascono dall’uso di nuove tecniche di produzione o introduzioni di diete specializzate. Qualche esempio? Il pollo congelato ‘Wyngz‘ prodotto da DiGiorno era continuamente preso di mira dal comico Stephen Colbert. Un altro, una sostanza spalmabile priva di uova che si chiamava ‘Mayo‘ ha provocato le ire dei produttori di uova. Ed anche nel passato, già nel 1880, la margarina veniva dimessa da un legislatore del Wisconsin come ‘burro contraffatto’.Già oggi gli Stati Uniti indicano chiaramente, per una gamma di prodotti come salse per condimenti, piselli in scatola e pane all’uvetta, quali siano le caratteristiche richieste per la loro immissione nel mercato interno. Sono questi standard di qualità che spesso innescano le battaglie alimentari.

MUCCHE, NOCI E FAGIOLI
Anche se il latte di soia e latte di mandorla sono diventati termini banali quest’oggi, lo standard di definizione base di ‘latte‘ sostiene che il latte sia un prodotto derivante dalla “mungitura completa di una o più vacche sane“. Questo è il punto che l’industria dei latticini sta ora enfatizzando, avendo anche dalla loro parte i legislatori che solo il mese scorso hanno introdotto una legge che forzi la FDA a far rispettare le linee guida di etichettatura dei prodotti alimentari. “I mammiferi producono il latte, le piante no“, ha detto Jim Mulhern, presidente della Federazione nazionale produttori di latte Americana. La stessa Federazione sostiene di aver chiesto alla FDA di far rispettare lo standard di etichettatura almeno dall’inizio degli anni 2000 e che la mancanza di una applicazione certa delle linee guida per l’etichettatura dei prodotti alimentari ha portato ad una proliferazione di imitatori che hanno approfittato di questa rilassatezza sulla definizione di cosa sono o non sono i latticini.

I prodotti spesso al centro delle battaglie alimentari riguardanti il latte, fanno spesso riferimento a se stessi come “latte di soia” o “latte di mandorla“. Singole parole che l’industria lattiero-casearia indica come ad un modo ingegnoso per aggirare le linee guida relative alla definizione di cosa sia il “latte“.
The Plant Based Foods Association, che rappresenta aziende come Tofurky e Milk Alterantives, sostiene che gli standard di identità siano stati creati per impedire alle imprese di usare ingredienti meno costosi a scapito dei clienti. Ma lo stesso gruppo sostiene che i produttori di latte di soia, mandorle e riso non stanno cercando di approfittarsi dei clienti. Queste aziende fanno pagare più soldi a chi è attratto da questo tipo di prodotti, dice Michele Simon, direttore esecutivo dell’associazione. Mentre la FDA ribadisce che si mobilita “in accordo con le priorità delle priorità della salute e pubblica e a seconda delle proprie risorse“.

COMMESTIBILE MA SENZA LE UOVA
La poca conosciuta Associazione dei condimenti e salse ha dimostrato tutta la sua forza nella battaglia della maionese del 2014. Il gruppo ha più volte denunciato alla FDA che una salsa priva di uova venisse chiamata ‘Just Mayo’, facendo notare alla FDA che in base alle norme federali la maionese è un prodotto definito dal fatto di contenere nelle sua ricetta dell’uovo. La casa di produzione Unilever, che produce la maionese Hellmann ed è uno dei membri dell’associazione, aveva citato in giudizio il produttore della salsa ‘Just Mayo’ con la stessa motivazione. Anche se la querela è stata abbandonata dopo che Unilever ha subito la protesta da parte dei sostenitori della suddetta salsa vegana.

L’associazione dei condimenti e salse non è stato l’unico gruppo infastidito dal brand ‘Just Mayo‘. L’amministratore delegato della American Egg Board, che rappresenta l’industria delle uova, tramite un consulente esterno ha tentato senza successo di fermare la vendita di ‘Just Mayo‘ nei supermercati Whole Foods. Questo fatto ha portato all’apertura di un’indagine da parte del Dipartimento statunitense dell’Agricoltura. Poco dopo l’apertura delle indagini, l’amministratore delegato della American Egg Board è andato in pensione prima del previsto. Per quanto riguarda ‘Just Mayo‘, l’azienda produttrice ha trovato un accordo con la FDA per mantenere il nome del brand – accettando alcune modifiche sulla etichetta del prodotto ‘Just Mayo’ che rendessero chiaro il fatto che il prodotto non contiene uova.

IL FALSO YOGURT
Centro della battaglia legale riguardante il prodotto Yoplait Greek c’era un concentrato di proteine ​​del latte. Questo ingrediente non era elencato nella lista della FDA per la classificazione dello yogurt. In più, la causa legale sosteneva che la General Mills usava questo concentrato di proteine per addensare il suo yogurt, invece di produrlo nel modo classico in cui gli yogurt greci sono prodotti.

Il caso fu infine respinto dal giudice, sostenendo che la FDA avrebbe potuto gestire la diatriba in maniera migliore. Gudmundson dichiarò che tentò invano di contattare l’agenzia dopo l’emissione della sentenza, ma nulla fu fatto. Il produttore di Yoplait Greek, General Mills, ad oggi sostiene che ha modificato la ricetta dei propri yogurt e non utilizza più nel suo prodotto il discusso concentrato di proteine del latte. La General Mills, comunque, aveva sottolineato nei documenti presentati durante la causa legale che la aveva detto durante un seminario che il concentrato di proteine ​​del latte poteva essere utilizzato nello yogurt.

Nel 2002, la presenza del concentrato di proteine ​​del latte nelle sottilette Kraft ha portato all’invio di una lettera di avvertimento da parte della FDA alla Kraft stessa. La lettera sottolineava come il concentrato di proteine del latte non fosse elencato come ingrediente nella definizione di ” formaggio pastorizzato“. Kraft ora nelle etichette delle sottilette inserisce la definizione di “formaggio fuso“.

I TRUCCHI COMMERCIALI
Il prodotto “Wyngz” ha ottenuto un gran successo pubblicitario in Tv non molto tempo dopo che DiGiorno ha lanciato i suoi pasti surgelati nel 2011, prodotti come la pizza ed i pezzi di pollo disossati. “The Colbert Show” ha denunciato come il brand ‘Wyngz’ abbia usato delle autorizzazioni governative per aggirare il fatto che le ‘Wyngz‘ non fossero fatte di carne di ala di pollo. Colbert ha citato nel suo show una pagina del sito web del USDA che permette l’uso di nomi strani per prodotti che hanno “la forma di un’ala o di stuzzichini” ma che non sono fatti interamente da carne dell’ala di pollo. “Per altri prodotti, non sono ammessi errori di ortografia”, dice il sito.

La storia dietro questa definizione dell’USDA rimane un po’ un mistero. La Nestlé, proprietaria della DiGiorno, ha detto che voleva chiamare i pezzi di pollo disossati “Wings” (ali), dal momento che riteneva i clienti in grado di capire che le ali senza osso non sono le ali intere vere e proprie. L’azienda sostiene che è stata invece l’USDA a proporre “wyngz.” Nestle con orgoglio ha osservato che a suo avviso è stata la prima, e forse unica, società ad avvicinarsi all’USDA per esporre il problema che ha portato a chiamare il prodotto “wyngz“. L’USDA dice che già un’altra società aveva fatto la richiesta di usare questa parola per descrivere un suo prodotto, e non ha ritenuto opportuno il dover elaborare un risposta più precisa.

IL BURRO CONTRAFFATTO
Non sono solo il latte di soia ed il latte di mandorle ad aver attirato le ire del settore lattiero-caseario. Nel 1886, i produttori di latticini introdussero una tassa federale sulla margarina che all’epoca era soprannominata dal rappresentante William Price del Wisconsin, un importante Stato per quanto riguarda la produzione di latticini, “il burro contraffatto“. Nel 1902, questa legge fu modificata per aumentare la tassazione sulla margarina tinta che era considerata un prodotto che cercava di assomigliare al burro, dice Ai Hisano, storico del commercio presso la Harvard Business School.

Alcuni Stati arrivarono al punto di vietare la vendita di margarina tinta, che naturalmente presentava un colore bianco. Fatto che si può anche riscontrare in un vecchio annuncio della Parkay Margarine che recita “Giallo dorato e pronto ad essere spalmato!” – con un asterisco a precisazione “in 26 Stati.” Hisano ci dice che per aggirare i divieti statali, alcuni produttori margarina davano delle capsule con una soluzione gialla ai propri clienti, in modo che potessero tingere la margarina da soli.

Arrivando ad oggi, l’etichettatura e la composizione degli alimenti rimane un argomento polarizzante. Gruppi come la federazione dei latticini sostengono che gli standard federali di etichettatura alimentare garantiscono alla gente di comprare ciò che si aspettano da prodotti che presentano nell’etichetta termini come “latte“. I difensori dei diritti degli animali che sostengono alternative di origine vegetale si chiedono se gli standard di etichettatura hanno ancora senso. Matt Penzer, un avvocato per la Humane Society degli Stati Uniti, sostiene che alcuni standard sono obsoleti, ma che vengono utilizzati da chi comanda il mercato per respingere la concorrenza ed innovazione.

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Il #ProgrammaAgricoltura del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Oggi iniziamo a parlare del Programma Agricoltura del MoVimento 5 Stelle. A partire da domani sul blog si alterneranno esperti per affrontare le tematiche più importanti e urgenti. La votazione si terrà la prossima settimana.

L’agricoltura rappresenta uno dei settori più promettenti dell’economia italiana con un contributo del 2.1% al Pil nazionale. Il suo peso si è ridotto rispetto a qualche decennio fa, ma rileviamo un dato interessante: le imprese agricole aperte nel 2016 rappresentano il 10% del totale delle aziende del settore. Nell’ultimo anno l’agricoltura si è collocata al secondo posto, dopo il commercio al dettaglio, nella top five dei settori preferiti dai giovani imprenditori.

Per dare slancio al comparto agricolo il MoVimento 5 stelle propone una serie di strategie che vanno dalla promozione di prezzi equi per i prodotti primari, a piani strategici per le produzioni cruciali dell’agricoltura italiana. Negli ultimi decenni si è verificato, nell’agroalimentare, un preoccupante aumento di intermediari tra il produttore e il consumatore, ricordiamo che solo un quarto del prezzo del prodotto finale va all’agricoltore. Per la promozione di prezzi equi abbiamo individuato quattro passaggi fondamentali: aggregazione tra i soggetti interessati; promozione di filiere trasparenti; limitazione dell’importazione selvaggia e promozione della filiera corta.

L’agricoltura non può prescindere dal rilancio dei settori d’eccellenza della produzione primaria, con piani strategici per il settore cerealicolo proteico ed olivicolo; strategie di rilancio sostenibile degli allevamenti del comparto ittico, di quello vitivinicolo e lattiero caseario; nonché di cura e manutenzione del grande patrimonio di boschi e foreste.

Per tutelare l’agricoltura non possiamo esimerci dal considerare l’etichettatura d’origine, la PAC e i trattati di libero scambio. Sono ambiti dove l’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea ha causato degli svantaggi palesi: basti pensare all’etichettatura dei prodotti alimentari. La UE identifica come origine del prodotto lo stabilimento dell’ultima trasformazione sostanziale. L’etichetta invece potrebbe indicare lo stabilimento di produzione e confezionamento o l‘allevamento di provenienza.

Un altro ambito importante è quello della PAC. La politica agricola comune, la principale fonte finanziaria a sostegno dell’agricoltura, ha dei limiti: dal sottostare alle regole del WTO (Organizzazione mondiale del Commercio), alla squilibrata distribuzione degli aiuti, al favoreggiamento di monocolture e allevamenti intensivi.

I trattati di libero scambio mettono in difficoltà interi comparti produttivi nazionali (dall’ortofrutticolo all’ittico). Oggi trattati come TTIP e CETA sono negoziati dall’Unione Europea. Se fossero di competenza mista dovrebbero passare attraverso la ratifica dei Parlamenti nazionali. Cosi ogni singolo Stato avrebbe potere di veto e potrebbe incidere sulla stipula del trattato.

L’agricoltura del futuro si gioca sul piano della tutela, della semplificazione e del sostegno. Tutela per i lavoratori del comparto agricolo attraverso una concreta lotta alle agromafie e al caporalato. Una produzione di qualità va di pari passo con il rispetto dei diritti delle persone, dei contratti collettivi nazionali e delle leggi vigenti. Tutelare il consumatore, perciò, significa anche garantire prodotti sani e sicuri che non siano il risultato di sfruttamento e criminalità. La via della semplificazione passa attraverso una terra finalmente detassata, una riduzione della pressione fiscale e la promozione dell’accesso al credito. E infine il sostegno alle politiche giovanili e ai piccoli imprenditori, con produzioni ad alta intensità di lavoro e bassa capitalizzazione. Il nostro modello contadino, si basa sulla vendita diretta, su tecniche agronomiche conservative a basso o nullo impatto ambientale, sulla riproduzione e la conservazione delle sementi e delle razze autoctone.

L’agricoltura del futuro passa anche dalla valorizzazione di alcune filiere, fino ad oggi considerate “minori”, ma che ricoprono invece, una notevole importanza ecologica, ambientale e sociale.

Il settore brassicolo, ovvero la produzione delle birre artigianali, negli ultimi anni si è dimostrato particolarmente vivace, attirando molti giovani imprenditori che hanno occupato interessanti nicchie di mercato. Per questa realtà, la normativa attuale è lacunosa e va aggiornata. Un’altra filiera che rappresenta una indiscussa eccellenza del nostro “made in Italy” è quella dei tartufi e dei funghi. Riteniamo necessario garantire un’adeguata etichettatura e controlli alle frontiere, allo scopo di prevenire le frodi alimentari e le contaminazioni ambientali.

L’apicoltura è un elemento imprescindibile per uno sviluppo sostenibile del settore primario e per il mantenimento della biodiversità. Per questo è importante promuovere in ambito nazionale ed europeo norme per un’etichettatura di tutti i prodotti apistici, in modo da aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli.

Infine per il settore ippico, chiediamo che venga garantito il benessere dei cavalli, la tutela pubblica del settore la costituzione di una consulta tecnica per il rilancio del settore stesso. La visione del MoVimento 5 Stelle mira verso l’agro-ecologia, vale a dire quel sistema di agricoltura associato al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente e della salute. L’unico sistema resiliente ai cambiamenti climatici in atto. Questo vuol dire riconvertire l’agricoltura convenzionale o di sintesi con quella biologica.

Per raggiungere questo importante obiettivo sarà necessaria una riduzione programmatica dell’uso della chimica in agricoltura e il controllo delle malattie delle piante o dei parassiti mediante la lotta biologica, portata avanti anche grazie all’aiuto delle nuove tecnologie con la cosiddetta “agricoltura di precisione“. La tutela della biodiversità animale e vegetale potrà essere effettuata attraverso i piani di conservazione di fauna e flora, e ovviamente continuando a vietare la semina di qualsiasi OGM sui nostri territori. Questo è il futuro per il settore primario al quale il MoVimento 5 stelle vuole ispirarsi.

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L’ignoranza di Saviano

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di Luigi Di Maio

Saviano parla per sentito dire. Affronta il tema dei migranti come se fosse una sceneggiatura per una serie di successo, non per quello che è, ossia un problema serio che costa migliaia di vite umane ogni anno. Ci sono alcuni dati che non possono essere ignorati se vogliamo parlare con cognizione di causa della questione.

1) Definire taxi le imbarcazioni delle ONG non è un mio copyright. Prima di me, e a ragione, lo ha detto l’agenzia dell’UE Frontex nel suo rapporto “Risk analysis 2017“. Saviano questo lo ignora e parla a vanvera.

2) Saviano ignora anche che sempre Frontex ha affermato, dati alla mano, che “proprio il sovraffollamento sui barconi sta provocando più decessi” e che “i trafficanti, aspettandosi di trovare navi che salvino i migranti più vicine, forniscono poca acqua e scarsissimo cibo e carburante“. Quindi le ONG, che Saviano difende senza sapere neppure di cosa parla, stanno causando più confusione e più morti in mare.

3) Le Ong non hanno ridotto il numero di morti in mare. Il procuratore di Catania ha spiegato che “Le Ong lavorano spesso in prossimità del territorio e delle coste libiche. Abbiamo calcolato che negli ultimi quattro mesi del 2016 il 30% dei salvataggi con approdi a Catania è stato effettuato da quelle organizzazioni; nei primi mesi del 2017 quella percentuale è salita ad almeno il 50%. E accanto a questo dato emerge che il numero dei morti non è diminuito. Registriamo un dato che ci desta preoccupazione: il numero di morti in mare nel 2016 ammonta a 5000; nel triennio 2013-2015 le vittime di cui si è occupata la Procura di Catania sono state 2000: il che mi fa ritenere che la presenza di queste organizzazioni, a prescindere dagli intenti per cui operano, non ha attenuato il numero delle tragedie in mare“.

Io non cerco i voti di chi vuole i migranti in fondo al mare, Saviano invece sostiene chi materialmente ne è causa. Consiglio a Saviano di informarsi prima di parlare per evitare figuracce.

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I negozi rifiuti zero: la rivoluzione che serve all’Italia

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L’economia circolare è già presente in moltissime realtà. Bisogna solo diffonderla il più possibile.

dal sito Plaid zebratraduzione a cura di MoVimento 5 Stelle Europa

Dimenticate Whole Foods. I tedeschi hanno creato un negozio tenendo ben presenti le esigenze dei clienti eco-consapevoli. O almeno a Berlino, dove è stato aperto il più recente punto vendita Original Unverpackt. Qui non troverete sacchetti di carta o plastica, o nessun genere di sacchetto nella fattispecie. Questo nuovo negozio di alimentari non genera rifiuti consentendo ai clienti di acquistare esattamente le quantità di cui hanno bisogno, riducendo i rifiuti nelle loro case. Original Unverpackt non vende prodotti di marchi famosi; offre invece per lo più prodotti organici. Original Unverpackt rifornisce i propri scaffali attraverso un sistema di contenitori pallettizzabili con un assortimento di frutta, verdura e cereali. Anche lo shampoo e il latte sono erogati da contenitori riempibili, secondo Salon.
Le due fondatrici Sara Wolf e Milena Glimbovski volevano creare “l’impossibile“: attraverso il crowdfunding hanno sostenuto il progetto di questo negozio e hanno deciso di sfidare la tradizionale idea di “fare la spesa“. La mission del negozio è quella di smettere di creare rifiuti connessi al packaging degli alimenti, vendendo alimenti in modo sostenibile (16 milioni di tonnellate l’anno nella sola Germania). Tre studi condotti nel 2013 hanno rivelato che ogni anno vengono accumulati 12 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, con un costo totale di 19 miliardi di sterline l’anno. Questa cifra non significa solo il riempimento delle discariche, ma è anche sinonimo di 20 milioni di tonnellate annue di emissioni di gas serra della nazione-
Lo stesso studio rivela che il 75% di questi rifiuti potrebbe essere facilmente evitato attraverso un’infrastruttura più efficiente. In termini di prezzi, alcuni dei prodotti offerti presso Original Unverpackt sono più costosi, principalmente perché organici, ma i prezzi di altri articoli sono simili, se non addirittura inferiori, a quelli dei supermercati standard. Il concetto “riempi il tuo contenitore” consente ai clienti di risparmiare denaro evitando loro una spesa eccessiva per gli alimenti: essi possono portare i loro contenitori, quali vaschette e sacchetti riciclati, venduti anche presso il negozio, e pagare in base al peso dei prodotti. Sebbene molti ritengano che tale modello di supermercato sostenibile difficilmente potrà raggiungere il nord America in tempi brevi, la consapevolezza e la richiesta di alternative low-waste sono destinate ad accelerare il processo.

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5 giorni a 5 stelle: la difesa dell’informazione libera

di MoVimento 5 Stelle

Settimana corta quella in Parlamento ma particolarmente ricca di contenuti che il nostro consueto appuntamento settimanale comprime in dieci minuti provando a condensarli tutti. Si parte da una buona notizia, infatti la legge s… Continua a leggere 5 giorni a 5 stelle: la difesa dell’informazione libera

Petrolio in Basilicata, bugie dell’Eni sullo sversamento nei fiumi

di Gianni Girotto

Sversamento di petrolio e altri agenti chimici inquinanti nelle acque attorno all’area industriale di Viggiano in Basilicata hanno portato a tre mesi di chiusura del Centro Olio Val D’Agri (Cova) dell’Eni. Uno stop tardivo – ma benvenuto – da parte dei vertici regionali, che si sono fidati troppo delle rassicurazioni della multinazionale dell’energia. Lo stesso Ad Eni Claudio Descalzi ha più volte mentito sul reale stato delle perdite. Arrivando ad affermare l’8 marzo di fronte alla Commissione Industria del Senato che lo “sversamento è minimo“.

Una bugia clamorosa, smentita dai fatti poco più di un mese dopo anche dai tecnici dell’Arpab, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. I risultati dicono che l’inquinamento è significativo e l’impianto va chiuso. Ma andiamo con ordine.

Già a febbraio ci sono i primi segni evidenti di sversamento di sostanze inquinanti. Si tratta – scopriranno i tecnici più tardi – di petrolio, manganese, ferro – definito “molto cospicuo” – e idrocarburi policiclici aromatici fuori dal recinto del Centro Olio. La situazione è perciò critica. Il Movimento 5 Stelle presenta un’interrogazione parlamentare chiedendo immediata verifica ed eventuale bonifica. Eni continua a rassicurare: la situazione è sotto controllo.

La stessa versione viene ribadita da Descalzi l’8 marzo in audizione al Senato. Il M5S chiede ulteriori chiarimenti. Quanto è concreto il rischio di chiusura dell’impianto? L’Ad Eni minimizza: “è un’ipotesi sfortunatissima” da escludere. E poi azzarda: “lo sversamento è minimo“. Ma il 15 aprile, poco più di un mese dopo, la Regione Basilicata delibera la sospensione di tutte le attività del Centro Olio di Viggiano.

Nemmeno l’annuncio basta a Eni per fermare lo stabilimento. Passano ancora tre giorni. Il 18 aprile i vertici della multinazionale si arrendono all’evidenza e bloccano ogni attività. Lo stesso giorno la magistratura di Potenza rinvia a giudizio 47 persone e dieci società, tra cui anche Eni, nell’ambito dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata del 2016.

Quante bugie deve ancora sopportare chi vive il territorio? Non c’è più tempo da perdere, è necessario avviare subito la messa in sicurezza, la bonifica del territorio e l’accertamento delle responsabilità. Il 19 aprile il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti non ha ancora risposto alla nostra interrogazione parlamentare.

I cittadini hanno il diritto di sapere. Ora!

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L’Italia con Renzi a un passo dal baratro, il MoVimento 5 Stelle per uscire dall’austerità

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di Luigi Di Maio

Fitch abbassa ancora il rating del debito italiano da BBB+ a BBB, appena due mesi dopo che un’altra agenzia di rating, la svizzera Dbrs, aveva retrocesso il nostro debito da A a BBB. È una lenta agonia che ci porterà nel baratro finanziario. Ma chi ci ha condotto fin qui? I “populisti” di cui parla la stessa Fitch nel suo rapporto o proprio i Governi ritenuti affidabili dalle istituzioni internazionali? La verità è che Monti, Letta e Renzi, al riparo dal voto popolare, hanno distrutto l’economia producendo l’esplosione del rapporto debito/Pil, oggi al 132,6%.

Renzi ha gettato al vento anche una congiuntura internazionale favorevole, con il prezzo del petrolio in forte calo e l’euro debole. Ha preferito usare la flessibilità concessa dall’Unione Europea per sostenere la sua campagna elettorale permanente invece che per agganciare la ripresa. L’Italia di Renzi è sempre stata agli ultimi posti in Europa per crescita perché al posto degli investimenti produttivi e del reddito di cittadinanza ha speso 10 miliardi l’anno per un bonus da 80 euro e 20 miliardi per sostenere il fallimentare Jobs Act.

Non ci sono scuse che tengano. È vero che le agenzie di rating sono in pieno conflitto di interessi con il mondo finanziario, è vero che l’Unione Europea ci soffoca con i vincoli del Fiscal Compact e dell’euro, ma che ha fatto il Governo Renzi per cambiare la situazione? La realtà è che il nostro debito pubblico sta diventando davvero insostenibile e che rischiamo un default, magari scatenato da una crisi bancaria nazionale.

Si poteva fare molto e ci ritroviamo con un Paese in macerie. Gli investimenti pubblici, gli unici in grado di far ripartire un ciclo virtuoso di occupazione e crescita, sono stati diminuiti anno dopo anno e il rapporto debito/Pil è aumentato sia per le spese insensate del Governo Renzi sia per l’austerità che ha distrutto il nostro tessuto industriale.

Paradossalmente, sono proprio i Paesi dove i cosiddetti “populismi” hanno vinto a soffrire meno sui mercati finanziari. L’America di Trump doveva crollare sotto i colpi della speculazione e gli indici di borsa sono cresciuti, la Brexit doveva scatenare una tempesta finanziaria sulla City di Londra e nulla di tutto ciò è successo. Non sarà forse che la ricetta dominante, i cui ingredienti sono l’austerità e i bonus per contenere il malcontento sociale, è alla radice dei nostri problemi?

Il debito pubblico può diventare sostenibile in due soli modi: facendo ripartire l’economia ed eliminando gli sprechi. Per il primo obiettivo servono gli investimenti che in questi anni tutti i Governi hanno abbattuto, per il secondo serve un Governo dalle mani libere.

Il MoVimento 5 Stelle ha già dimostrato nei Comuni amministrati che il debito si può abbattere. In nessuno dei Comuni 5 stelle il debito è aumentato e in molti di essi ha cominciato a scendere, con i risparmi reinvestiti nell’economia reale. Solo per fare qualche esempio, a Pomezia, Comune di 66.000 abitanti, il MoVimento 5 Stelle ha vinto nel 2012 quando il bilancio era in passivo di 7 milioni di euro e oggi il risultato è in attivo di 15 milioni. A Torino abbiamo immediatamente tagliato del 30% i costi dello staff, a Roma con una centrale unica per gli acquisti abbiamo risparmiato in un lampo 40 milioni di euro e Virginia Raggi spende oggi per il suo staff meno della metà di Marino e Alemanno. Potremmo continuare a lungo.

Meglio i “populisti” o chi ha fallito clamorosamente portandoci ad un passo dalla Grecia?

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89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

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di Danilo Toninelli

Sono online le nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Le trovi su Rousseau. Si tratta di 89 nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Accedi alla lista e scegli quelle che ritieni più convincenti per le votazioni che si terranno la settimana prossima.

Se vuoi sapere come si propone una legge su Lex Iscritti e come viene valutata qui trovi tutte le informazioni necessarie.
Grazie a tutti coloro che stanno contribuendo allo sviluppo di Rousseau, il cuore pulsante del MoVimento 5 Stelle: continuate a sostenerci!

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